venerdì 28 settembre 2012

Twisted vest

Durante l'estate ho acquistato un paio di libri interessanti. Sono due manuali di maglia che presentano esclusivamente modelli per taglie forti.
Volevo trovare capi belli ma portabili. Qualcosa che fosse pensato e studiato per chi ha qualche chilo in più.
Vi sembrerà strano ma, pur lavorando a maglia da una vita, erano anni che non realizzavo per me qualcosa di diverso da scialli, stole, berretti o guanti.
Da ragazza mi facevo un paio di maglioni al mese (bei tempi, quando tornavo dal lavoro e potevo dedicarmi solo alla maglia: grazie mamma!) ma da quando ho una famiglia mia il tempo per lo sferruzzo lo devo proprio ritagliare e incastrare tra un impegno e l'altro.
Ora mi sono lasciata i dubbi alle spalle e ho deciso che voglio rifarmi il guardaroba!
Piano piano avvierò quei lavori che ho sempre accantonato e rimandato.
Il primo è quello che vi mostro ora.

 Lo schema originale prevedeva un maglione con le maniche lunghe, più corto di quanto non abbia fatto io e con una scollatura a V appena accennata. Direi che ho stravolto il modello, ma così lo trovo più portabile. Intanto sono piuttosto calorosa e le maniche di lana mi danno fastidio, non sopporto le maglie accollate e ho allungato il capo oltre la linea pancia (mio punto debole).

La scollatura così profonda mi piace perché mi dà l'idea che "allunghi". Tra l'altro, essendo un gilet, lo dovrò portare necessariamente con qualcosa sotto, quindi non corro il rischio di essere troppo osé...


Mi è piaciuto lavorarlo, il punto operato è veramente facile e crea righe verticali che hanno un loro movimento.
Ho inserito short rows nel punto seno, come da schema, e anche davanti, sull'addome, proprio per evitare che il capo tirasse lì dove non deve...
L'unico problema che ho riscontrato è che i ferri accorciati mi hanno scombinato il motivo verticale. Ogni colonna aveva un andamento diverso, perché al centro, ovviamente, avevo lavorato più ferri rispetto ai lati. Non combaciavano più! Ma con un po' di attenzione ho superato lo scoglio e sono riuscita a non commettere errori.



Ho utilizzato il filato Grignasco Loden, che non avevo mai lavorato. Solitamente non amo le lane ruvide, ma devo ricredermi. Hanno un loro fascino. Il fatto che pizzichi un po' non è un problema, visto che non lo porterò a contatto della pelle.

Mi attirava anche il particolare del bordo traforato, con gli spacchetti laterali. Il motivo è facilmente memorizzabile e dopo un po' non serve più nemmeno leggere lo schema.
Un limite è che è lavorato in due pezzi, dietro e davanti, che poi vanno cuciti. Io non amo le cuciture, non mi vengono mai come dico io. Preferisco capi topdown, ma non si può avere tutto, vero?


Ora sui ferri ho un'altra maglia, un po' di pazienza e vi mostrerò anche quella.

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